venerdì 15 febbraio 2019

Da domani in Via Roma a Reggio Emilia

Mi aspettano dei giorni movimentati fra Pistoia e la realtà di Via Roma a Reggio Emilia, dove l'arte sta rimettendo in moto la comunità con dinamiche che possono dialogare con quanto avviene da noi, a Santomoro, il mio paesino sulle colline di Pistoia.
Irene Russo ne scrive su questo bel pezzo che ho pubblicato per Nazione Indiana:
https://www.nazioneindiana.com/2019/02/06/gli-artisti-di-quartiere-a-difesa-della-collettivita-la-storia-di-via-roma-reggio-emilia/
Ecco, domani sta a me salire a trovarli e raccontare!
Sarò coinvolta in questa tavola rotonda presso la Biosteria Ghirba a partire dalle 16: Giornali di comunità
https://www.facebook.com/events/341626283354125/
Mentre domenica, alle 14.30 c'è un appuntamento speciale per il Viaggio dell'Eroe - ovvero si scrive poesia tutti insieme.
Mi preparo all'incontro, memore della bella avventura di stamani a Siena, con le classi medie di una scuola internazionale, dove insegna l'amico e scrittore Giovanni De Feo. Abbiamo parlato di poesia, natura e di taccuini. Qui sotto alcuni dei miei!




venerdì 25 gennaio 2019

Di cosa ho bisogno per scrivere



Una poesia di Jane Yolen, dal suo libro Sister Fox's Field Guide to the Writing Life. La traduzione all'impronta, è il mio regalo di compleanno a me stessa, ma spero di tradurne altre da questo libro,  adatto a chiunque lavori nel campo delle arti e si trovi in un momento di difficoltà o di grande impegno, proprio quel momento in cui sembra che l'ispirazione venga meno. La parola è lì, un animale svelto che non si lascia afferrare, scappa in una tana, stretta perfino per la più piccola delle mani. Allora bisogna sedersi e aspettare. Guardare l'erba, la luce, la poca gente che passa... o leggere e amare le poesie degli altri. 


What do I need to write

I tell them I need a keyboard,
laptop, cup of tea,
birdsong, morning light.

I say I need quiet, a long walk,
dog on the leash or off.

I insist I need a banana,
Apple, Muse, daemon.

I talk about the coolness of the day,
sweetness of a baby’s breath,
kiss from my sweetheart,
the full moon.

                           I lie.

It is what I do best, lying,
making up stuff, creating a fiction
of myself as writer.
In the end, it is all I really need.


Di cosa ho bisogno per scrivere

Dico a tutti che ho bisogno di una tastiera,
un computer, una tazza di tè,
il canto degli uccelli, la luce del mattino.

Dico che ho bisogno di quiete, una lunga camminata,
il cane al guinzaglio o libero.

Insisto che ho bisogno di una banana,
una mela, una Musa, un demone.

Parlo del fresco che fa,
dell’alito dolce di un bambino,
del bacio del mio amato,
della luna piena.

                               Mento.

È ciò che mi riesce meglio, mentire,
inventare roba, creare un romanzo
su me stessa scrittrice.
Alla fine, è tutto ciò di cui ho davvero bisogno.


Jackie Morris, The space between Hare and Fox

martedì 8 gennaio 2019

Bambina, Strega, Regina: Sorellanza (secondo appuntamento)


Bambina, Strega, Regina.
Sorellanza
Laboratorio di tarocchi, scrittura, immaginazione
Sabato 2 febbraio, ore 14.30 – 19.30 
A cura di Francesca Matteoni

Il secondo appuntamento di un laboratorio a cadenza irregolare, dedicato alle donne e alla loro magia. Tessitrici, streghe, sciamane, cuoche, viaggiatrici: chi siamo e chi siamo state? Che cosa ci unisce alle nostre antenate, tende un filo di memoria? Portiamo una borsa di medicina, piena di oggetti comuni di cui solo noi sappiamo il potere. Portiamo la visione di altre donne nel nostro spirito. Portiamo il cerchio del tempo nei nostri gesti. Siamo sorelle. Siamo storie. 



Cosa serve:
Quaderno, penne, tre fotografie: una che rappresenta te da bambina; una di una donna famosa che ammiri; una casuale, trovata in rete, su una rivista, in un cassetto (basta che il soggetto sia femminile). Scarpe e abiti comodi.

Indispensabile essere puntuali. Una parte del laboratorio si svolgerà all’aperto.

Costo 35 euro.
Massimo 10 persone
Per informazioni su luogo e altro: 3280479021

lunedì 24 dicembre 2018

Yule: post riassuntivo. Ruota dell'anno, solstizio, artigianato e cose in rete

Sono giorni che chiusa in casa accanto al caminetto, traffico, monto e smonto oggetti magici: male (collane di preghiera o magia, insomma rosari!), candele ecologiche e via dicendo, per me stessa e per gli amici. Non c'è periodo migliore. Ho iniziato con il lavoro sulla Ruota dell'Anno il 21 dicembre e poi con il rito del solstizio e non mi sono ancora fermata. Proseguirò con Filo di Neve, il Cantastorie nei Circoli Arci e nelle pro-loco, iniziato sabato 22 a Iano, sul poggio "di là", rispetto al mio paese collinare. 

Ecco un riassunto fotografico, in ordine.


Ruota dell'Anno/Rito del Solstizio: preparativi ed esecuzione:


 Everyday Witch Tarot, Weavers' Oracle, Mary-El Tarot, Devas of Creation, Spirit of the Animals




Parte della mia produzione "magica": orecchini e mala per uso personale ispirata alla Morrigan:




Online, intanto i miei consigli di lettura per l'inverno, ospitati da L'Indiscreto insieme a ottimi compagni:




Su Nazione Indiana, un mio racconto gelato:


E infine:


Buone Feste, Felice Yule, Felice Natale!



https://www.instagram.com/higgiugiuk/




martedì 18 dicembre 2018

Sibille, streghe, stelle nel mondo dei tarocchi

Strength, Mary El Tarot

Ieri è uscito su L'indiscreto il mio secondo articolo sul mondo dei tarocchi, dove parlo di potere femminile negli Arcani Maggiori. 
Si trova qui:

domenica 16 dicembre 2018

La trasmutazione degli alberi




Ero la casa grigia, l’antenato, l’Appennino.
Castagno chino alle stagioni
pelle primitiva, corteccia, spina
che penetra e resiste nelle guerre.
Ero la te bambina, dietro il campo dei morti.
La foglia sulla testa o nel paniere -
secolare e lenta la mia tribù parlava
sollevava le radici quasi a cingerti, solitaria.

Un giorno mi sono incamminato –
era il tempo dell’albero sognato
quando l’albero dettava le mappe agli animali.
Sono sceso a valle, perché vivere
è trasmutare, trovare l’altro
sull’argine del fiume. Difendere.

Il mio tronco dall’acqua fluisce
scurisce di rami e di schiume.
Dentro me hanno piume la pietra
o l’onda nero-argento della trota.
Non temere se il posto è sconosciuto
come ogni cosa viva torna bosco.
Le prede. Le ceneri. Le strade. E tu.
Sanguina dalla corteccia, seccati
nel terreno, applica
sulle ferite un estratto d’ontano.
Quando gli occhi si stregano impara
a vedere la riva con la mano.


Baggio, 14 dicembre 2018, Il Viaggio dell’Eroe 



mercoledì 12 dicembre 2018

"L'animale è sacro". Note sulla poesia di Ida Travi

L'immagine viene da QUI

Dicembre è arrivato ed è già a metà, senza quasi che abbia avuto il tempo di pensare al significato dell'ultimo mese - ultimo mese di solito magico, nella mia visione personale, ma quest'anno pieno di un sentimento amaro di distacco e perdita e un desiderio di chiudere questo difficilissimo 2018, senz'altro maestro nel suo mettermi alla prova.

Tra le cose molto belle che mi hanno dato speranza la voce poetica di Ida Travi, di cui parlo al link che segue, recensendo il suo ultimo libro. Ecco, l'asino Tasàr la neve, il riavvicinarsi a quel mondo essenziale, dove si riconosce la saggezza, l'inermità e la sacralità dei senza-parola - questo io lo sento da sempre: ora di più:

https://www.nazioneindiana.com/2018/12/11/tasar-animale-sotto-la-neve/

Oggi Azzurra D'Agostino in una nota su facebook ha proseguito il discorso su Ida Travi e la poesia e vi invito a leggerla:

https://www.facebook.com/notes/azzurra-dagostino/poi-arriva-la-poesia-diario-di-oggi-a-partire-da-ida-travi/10161360747085515/

E loro sono i miei amati Malva e Serafino, che quest'anno mi ha diversamente portato via, di là dal ponte. Nell'indole della Malva tutta la ribellione e l'indipendenza che coltivo, negli occhi di Serafino la saggezza che mi ha spezzato il cuore. "L'animale è sacro", loro sono sacri - per sempre. 










venerdì 23 novembre 2018

Bambine, streghe, regine - e dj set contro la violenza sulle donne!

Domani, giornata ricca! Prima un laboratorio sul potere femminile, condotto a casa di mia madre e mia nonna e dopo DJ SET in compagnia del Gordo Tibetano, al Circolo Arci Le Fornaci, per dire NO alla violenza sulle donne con la musica, la gioia di esserci, l'amicizia. E oggi al lavoro fra libri e cd!

Bambina, Strega, Regina.
Laboratorio di tarocchi, scrittura, immaginazione
Sabato 24 novembre, ore 15.00 – 19.00
A cura di Francesca Matteoni

Un laboratorio dedicato alle donne e alla loro magia. Tessitrici, streghe, sciamane, cuoche, viaggiatrici, nelle nostre borse e case teniamo strumenti comuni che possono trasformarsi in oggetti potenti, nel nostro spirito portiamo la terra e l’acqua che nasconde e rivela. Vieni anche tu per un pomeriggio di storie e condivisioni.


Cosa serve:
quaderno, penne, un oggetto magico presente nella tua casa; un oggetto che hai ereditato; un oggetto recuperato dalla natura (sassolino, legno, bacca, conchiglia)

Costo 35 euro.
Massimo 10 persone
Per informazioni: 3280479021



venerdì 2 novembre 2018

Fare comunità con le arti e raccontarla

Condivido questo mio lungo articolo che racconta un po' di cose sul luogo che abito, sul lavoro culturale, sull'importanza della coesione comunitaria e su come possiamo fare la differenza. Aprendoci sempre di più a esperienze altre - artistiche, educative, sociali.


https://www.nazioneindiana.com/2018/10/30/fare-comunita-con-le-arti-e-raccontarla-limpegno-come-forma-della-gioia-nelle-periferie/

mercoledì 24 ottobre 2018

La mia vita in un mazzo di carte: seguire un Matto

Da oggi a cadenza irregolare usciranno su L'Indiscreto quattro mie articoli sui tarocchi e sul mio viaggio con loro.
Ringrazio Francesco D'Isa per l'opportunità! E si inizia dove tutto a inizio: nel vuoto del Matto:

http://www.indiscreto.org/la-filosofia-dei-tarocchi-da-dove-viene-il-matto/

lunedì 15 ottobre 2018

Lamponaia

Un mio racconto, uscito i primi di settembre sul Corriere Fiorentino, e ora riproposto su Il Primo Amore. Grazie a Vanni Santoni che per primo mi ha coinvolto e a Roberto Gerace che ha rilanciato.
Si sale dal Museo del Carbonaio di Baggio a Torri e a un bosco speciale.

http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article4043


mercoledì 19 settembre 2018

La comunità che viene. Prima edizione: Il Racconto



La comunità che viene 

Il Racconto. Prima edizione: 22 settembre – 14 ottobre 2018

Lacomunità che viene è un festival diffuso che si svolgerà a Pistoia, interessando soprattutto le aree periferiche e collinari, fra la fine di settembre e la metà del mese di ottobre.  Gli incontri, i laboratori, gli eventi avranno come tema principale il racconto di esperienze comunitarie e inclusive, a partire dallo sguardo artistico sui territori e su coloro che vi risiedono o si trovano a transitarvi. Il nome è ispirato dall’omonimo libro di Giorgio Agamben e, come in quel testo prezioso, si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente. Come associazione Palomar abbiamo pensato questo festival quale naturale evoluzione di Leggere la città, radicandolo tra i luoghi dove già si porta avanti un lavoro di tessitura sociale e culturale, grazie ai patti di collaborazione per la gestione e manutenzione dei beni comuni. Per questo abbiamo scelto di cominciare dalla periferia urbana delle Fornaci, realtà complessa e abitata da anime diverse, per poi spostarci verso la Valle delle Buri, fra i paesi di Santomoro, Iano e Baggio, i cui patti territoriali si centrano proprio sulla cultura. Crocevia scelto è invece il Circolo Arci Bugiani, dove si porta avanti una proficua interazione con il quartiere e le scuole. Abbiamo chiesto ad artisti e operatori pistoiesi di unirsi a noi, per le “comunità transitorie”, ovvero i momenti laboratoriali dedicati a ragazzi e adulti, per lavorare e giocare insieme. Come saranno le nostre comunità? Intanto ci mettiamo in cerchio a immaginare e ascoltare, ci mettiamo in cammino per esplorare, preparando il terreno di accoglienza per l’umano qualunque che viene, con la sua storia e il suo sogno, portatore di un dono.   

domenica 26 agosto 2018

I cavalli

Ho pensato a questa poesia, oggi. Scritta da un poeta scozzese, Edwin Muir (1887-1959), immaginando la vita dopo una guerra nucleare. Quell'antica amicizia perduta è il legame fra gli umani e gli "strani cavalli" riapparsi una sera nel silenzio che segue la rovina. Forse non sarà l'ideale arcaico e rurale a fermare i conflitti e certo non demonizzo i progressi della tecnologia. Ma qualcosa in me sa bene che sono certi legami oltre le parole, certi incontri che ci ricordano da dove veniamo, una dimensione semplice, di cooperazione per la sopravvivenza, a portarci in salvo.

I CAVALLI
traduzione di Anna Maria Robustelli

Appena dodici mesi dopo
la guerra dei sette giorni che mise a dormire il mondo,
di sera tardi arrivarono gli strani cavalli.
Ormai avevamo fatto un patto con il silenzio,
ma i primi giorni era tutto così immobile
che ascoltavamo il respiro e avevamo paura.
Il secondo giorno 
le radio vennero meno; girammo le manopole; nulla.
Il terzo giorno una nave da guerra ci oltrepassò, diretta a nord,
corpi morti ammucchiati sul ponte. Il sesto giorno
un aereo si tuffò nel mare. Dopo
nulla. Le radio mute;
e rimangono ancora negli angoli delle cucine,
e stanno, forse, accese, in un milione di stanze
in tutto il mondo. Ma ora pure se parlassero,
se all'improvviso riparlassero,
se a mezzogiorno in punto una voce parlasse,
non ascolteremmo, non le lasceremmo riportare
quel vecchio mondo malvagio che ha inghiottito rapido i suoi figli
in un sol boccone. Noi non lo rivorremmo.
A volte pensiamo alle nazioni addormentate,
avvolte nel loro cieco impenetrabile dolore,
e allora il pensiero ci confonde per quanto è strano.
I trattori sono sparsi per i campi; di sera
sembrano viscidi mostri marini accucciati in attesa.
Li lasciamo arrugginire dove sono:
"Si sgretoleranno e diventeranno altra polvere".
Ai buoi facciamo tirare gli aratri arrugginiti,
da tanto in disuso: siamo arretrati
ben oltre la terra dei nostri padri.

E poi, quella sera
di tarda estate arrivarono gli strani cavalli.
Udimmo un lontano scalpitio sulla strada,
un tambureggiare che si incupiva; si interruppe, riprese
e all'angolo si trasformò in un tuono profondo.
Vedemmo le teste
caricare come un'onda selvaggia e avemmo paura.
Avevamo venduto i cavalli al tempo dei nostri padri
per comprare trattori nuovi. Ora ci sembravano strani
come favolosi destrieri istoriati su uno scudo antico
o illustrazioni in un libro di cavalieri.
Non osavamo avvicinarci. Eppure essi aspettavano,
ostinati e timidi, come se fossero stati mandati
da un antico comando a cercare noi
e quell'arcaica amicizia da tempo perduta.
All'inizio non avevamo pensato
che fossero creature da possedere e usare.
Tra di loro c'erano una mezza dozzina di puledri
venuti alla luce in un punto selvaggio del mondo distrutto,
eppure nuovi come se fossero venuti dal loro Eden.
Da allora tirano i nostri aratri e portano i nostri pesi,
ma quella schiavitù libera penetra ancora i nostri cuori.
La nostra vita è cambiata; la loro venuta ha segnato il nostro inizio.

Testo originale

THE HORSES


Barely a twelvemonth after
The seven days war that put the world to sleep,
Late in the evening the strange horses came.
By then we had made our covenant with silence,
But in the first few days it was so still
We listened to our breathing and were afraid.
On the second day
The radios failed; we turned the knobs; no answer.
On the third day a warship passed us, heading north,
Dead bodies piled on the deck. On the sixth day
A plane plunged over us into the sea. Thereafter
Nothing. The radios dumb;
And still they stand in corners of our kitchens,
And stand, perhaps, turned on, in a million rooms
All over the world. But now if they should speak,
If on a sudden they should speak again,
If on the stroke of noon a voice should speak,
We would not listen, we would not let it bring
That old bad world that swallowed its children quick
At one great gulp. We would not have it again.
Sometimes we think of the nations lying asleep,
Curled blindly in impenetrable sorrow,
And then the thought confounds us with its strangeness.
The tractors lie about our fields; at evening
They look like dank sea-monsters couched and waiting.
We leave them where they are and let them rust:
'They'll molder away and be like other loam.'
We make our oxen drag our rusty plows,
Long laid aside. We have gone back
Far past our fathers' land.

And then, that evening
Late in the summer the strange horses came.
We heard a distant tapping on the road,
A deepening drumming; it stopped, went on again
And at the corner changed to hollow thunder.
We saw the heads
Like a wild wave charging and were afraid.
We had sold our horses in our fathers' time
To buy new tractors. Now they were strange to us
As fabulous steeds set on an ancient shield.
Or illustrations in a book of knights.
We did not dare go near them. Yet they waited,
Stubborn and shy, as if they had been sent
By an old command to find our whereabouts
And that long-lost archaic companionship.
In the first moment we had never a thought
That they were creatures to be owned and used.
Among them were some half a dozen colts
Dropped in some wilderness of the broken world,
Yet new as if they had come from their own Eden.
Since then they have pulled our plows and borne our loads
But that free servitude still can pierce our hearts.
Our life is changed; their coming our beginning.


lunedì 30 luglio 2018

domenica 1 luglio 2018

I tarocchi e la perdita. Affrontare il dolore attraverso gli arcani

Sono stata via qualche giorno in una casa immersa nella campagna senese, verso San Galgano. 


Ho avuto tempo per stare nella quiete, all'aperto, a leggere e scrivere e anche riordinare un po' di idee su quanto accaduto in questi ultimi e difficili mesi. Io e il mio compagno abbiamo portato con noi Ariel, il cucciolo di gatto che si è aggiunto alla nostra famiglia. Ho deciso di chiamarlo come lo spirito shakespeariano della Tempesta, spirito d'aria e di fuoco che spero lo protegga. Il nome senz'altro gli si addice. 



Si sono mescolati l'abbazia di San Galgano e il cielo a cui si apre; l'arcangelo Michele che, oltre ad apparire al giovane Galgano, si manifesta ovunque ci siano fate e creature soprannaturali all'opera; la spada confitta nell'eremo di Montesiepi, che per me è soprattutto il Seme di Spade, lucente, netto, inequivocabile, decisivo in ogni suo arcano; la necropoli di Malignano, a lato della strada, nei cui ipogei mi sono avventurata. Nel buio, nella frescura là sotto, l'immaginazione sente sempre qualcosa o qualcuno muoversi, sospirare, anche solo un ragno sulla sua tela. 


Mi sono seduta nel primo pomeriggio al tavolino nel prato, mentre Ariel giocava fra i fiori facendo esperienza del mondo fuori, e ho scritto in un altro modo di quanto mi accompagna dalla morte del mio Serafino, andatosene ad aprile per una malattia che non dà scampo. Ho scritto di cosa mi resta di lui usando le carte dei tarocchi, emerse una a una dalla memoria. Lasciare andare, mi sono ripetuta, lasciare andare. Quante volte nella mia vita? E più lascio andare più mi crescono dentro coloro che ho avuto accanto.


Dopo la perdita di Serafino ho ordinato un mazzo, The Everyday Witch Tarot, non particolarmente ricercato, ma con una caratteristica che mi ha attratto. La strega, disegnata su quasi ogni carta, è accompagnata da uno o più gatti e il gatto che appare con più frequenza è nero. Non è l'unico mazzo con gatti neri che ho, ma quelle carte mi hanno ricordato una quotidianità perduta eppure ancora presente. Fra tutte mi sono fermata a lungo sul Giudizio, cosa niente affatto inusuale per me, che accolgo sempre a questo arcano maggiore con sollievo. Qui la strega e il gatto se ne vanno  insieme spensierati, suonando la melodia del risveglio, inventando una nuova primavera. Siamo io e lui, mi sono detta. Un giorno lo saremo di nuovo e lì, in quel sentiero nel ventesimo arcano, lo incontrerò. Intanto però devo vivere,  tornare come posso alla leggerezza. Proseguire. Questa è la parola che mi conduce alla carta successiva, l'Otto di Coppe del Mary El, forse il mazzo di carte che più sento affine, nel quale spesso mi rifugio.


Il bambino dagli occhi profondi indossa la pelle del leone della prima fatica di Ercole, è pronto a mutare, ad andare altrove con un passo che non teme, perché l'animo resta veritiero e innocente. Non si viaggia col cuore offuscato - ogni viaggio richiede pulizia, richiede di fare di noi stessi, e di quanto abbiamo più caro, una protezione. Il bambino mi parla: "Tu sei cambiata, anche se sei sempre la stessa, con le tue convinzioni, la tua ostinazione. Accetta il mutamento e che quello che hai amato e ami prenda posto da un'altra parte". A volte le partenze sono solo un modo diverso di stare dove si è. Il manto del felino è anche l'affetto ricevuto dall'animale straordinario che è vissuto con me. Ma varrebbe questo per ogni altra perdita - umana, felina, canina. Devo prepararmi per attraversare, mentre anche le anime che lasciano il corpo attraversano. Devo entrare nel Sei di Spade, affidarmi al mio vecchio amico traghettatore e scoprire, forse, che se si liberasse dal cappuccio e mi rivolgesse uno sguardo, non sarebbe altro che uno specchio davanti a me.


Scelgo due delle versioni più classiche, dal Llewellyn e dall'Anna K., mi accingo ad andare ancora di là, trovare l'opposta riva, che inizia dentro e non fuori. Andare è imparare che il mondo è interiore quanto esteriore, che tutto viaggia con noi. Partiamo, gettiamo un ultimo sguardo, come nella poesia di Yeats (Under Ben Bulben, ricordi?), i cui versi sono scritti sulla sua tomba a Drumcliff:

Cast a cold Eye
On Life, on Death
Horseman, pass by!
Getta uno sguardo freddo/sulla Vita, sulla Morte/ Cavaliere, passa oltre! Come tutti i cavalieri del mazzo dei tarocchi, chi con lentezza, chi con ferocia. 

Non temere la perdita, non temere l'imbarazzo se ti viene da piangere, non temere la miseria che viene dal dolore, seppure invisibile agli altri - non temere. Stai. Un messaggio formidabile e dignitoso che io ritrovo nel Cinque di Denari del Mary El, dove l'uomo nudo, un rinunciante, un ramingo dai capelli intrecciati come liane e serpi indica in se stesso un mondo completo, una ricchezza ignota che è risorsa. Perché la lunga lezione della perdita non è il crollo della Torre (Arcano fortissimo nella mia vita, ma che non sento rilevante qui), ma la Temperanza, l'Angelo che entra perfino senza invito, il messaggero, che insegna la coesistenza di male e bene, il loro nutrirsi a vicenda. Ancora il Mary El e la sua tigre nuotatrice, che trattiene e modella l'onda avversa, ne è temprata e non ruggisce, ma, come il bambino dell'Otto di Coppe, mi guarda. Io resto davanti alle onde e so che mi immergerò, non farò riempire per troppo a lungo dal pianto come una Regina di Coppe che non riesce più a commuoversi, perché satura fino all'insensatezza.

Soprattutto non farò tutto da sola. Se non riuscirò - confiderò nelle stelle. La Stella. Dopotutto sono un'acquariana e la Stella è nel mio destino con la sua ferma fiducia che anche la pietra possa fiorire. Ve n'è una in particolare che mi chiama, una Stella della vita ordinaria, terrena. Nel mazzo di Poppy Palin, The Everyday Enchantment Tarot, la Stella è al collo di una bambina che appare, provvidenziale, nella devastazione di un incendio che richiama la tragedia recente della Grenfell Tower a Londra, così come ogni momento cupo della nostra storia umana, ogni volta in cui ci chiediamo: "Perché sta succedendo?". 

La bambina porta acqua ed è scalza, senza paura. "Afferrami", dice."Afferra la mia mano tesa. Non ti libero dal dolore, ma tu puoi guardare in alto, lasciarlo respirare".