mercoledì 5 aprile 2017

Intervista su Il Viaggio dell'Eroe e altro!

La primavera porta novità e fermento! Ecco un po' di cose belle in giro in cui sono coinvolta.
Si comincia con un'intervista che Federico Di Vita mi ha fatto riguardo l'esperienza de Il Viaggio dell'Eroe nella Valle delle Due Buri, QUI:


Domani, giovedì 6 aprile, inizia la quarta edizione di Leggere la Città, il cui tema è quest'anno Cultura e Comunità. Niente di meglio per me: venerdì 7 aprile, alle 18.30 nelle Sale Affrescate del Comune, modero l'incontro con la storica Antonella Tarpino, con cui parleremo di paesaggio fragile e piccoli borghi.

Nella giornata conclusiva della manifestazione, domenica 9 aprile, alle ore 10.30 tutti alla Fortezza Santa Barbara per Poesia è Fortezza, passeggiata poetica a cura di SassiScritti, in cui si potranno incontrare i poeti Fabiano Alborghetti, Maria Grazia Calandrone, Fabio Franzin, Emilio Rentocchini, i giovani musicisti della Scuola di Musica Mabellini e le opere visive dell’Atelier di Pittura del Centro Diurno Desii 3 e il percorso olfattivo di Cecilia Lattari. 


Intanto condivido alcune delle foto che Eleonora Chiti e Jacopo Ferri hanno scattato durante i primi appuntamenti per Il Viaggio dell'Eroe.

J.F.

J.F.

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E.C.

E.C.

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sabato 18 marzo 2017

Wendell Berry, la comunità, la nostra terra

Esce oggi su Nazione Indiana un mio pezzo piuttosto lungo sui libri e il lavoro dello scrittore americano Wendell Berry. C'è anche un pezzo del mio Appennino, qui dentro!

https://www.nazioneindiana.com/2017/03/18/leggere-wendell-berry/

martedì 31 gennaio 2017

Le ferite splendenti

Maria Gaia Belli scrive e mi intervista su Tutti gli altri, su Tropismi.
Un'intervista molto ricca che mi ha fatto macinare un bel po' di pensiero, cosa che fa sempre bene, come fa bene tornare su quanto si è scritto e detto, rielaborandolo a distanza.

Per i cuoriosi, si può leggere tutto qui:

lunedì 2 gennaio 2017

Fine e Inizio per Boschi e Mondi Interiori


Il 2016 è terminato per me con una breve passeggiata al Bozzo di Bengasi, che si trova a meno di 15 minuti da casa mia, lungo il torrente Bure. Ci vado quando voglio pensare, è divenuto uno dei luoghi speciali, anche se non è distante e isolato con l'abetaia del Prataccio a Torri, altro bosco elettivo. C'era un bel sole: mi ero portata dietro del té chai nel mio thermos decorato con rami e volpi e a fare compagnia ai miei pensieri c'era una grossa trota salmonata, che se ne nuotava tranquilla vicino ai miei piedi.
Questo è senz'altro il modo migliore di trascorrere una mattinata: leggere, scrivere, osservare dentro il bosco e nella vita sott'acqua, come in uno specchio rovesciato.


Oltre a scambiare qualche parola muta con la trota, ho preso un po' di appunti sui tarocchi e inaugurato l'agenda a loro dedicata per il 2017, che si apre subito con due iniziative, completamente gratuite e adatte a chiunque. 
Sabato 7 gennaio sarò alla Biblioteca di Badi dalle 15.30 alle 18.00 per il primo appuntamento di LANTERNE MAGICHE, il mio laboratorio classico di tarocchi intuitivi. Qui sotto metto tutto il calendario: sono in ottima compagnia, con amiche di lunga data che offriranno altri bellissimi laboratori.



Domenica 8 gennaio, invece, sarò al Circolo Arci Le Fornaci con Cecilia Lattari, con cui da un anno conduco eventi e laboratori su tarocchi intuitivi, erbe e piante e scrittura. Insieme condurremo l'incontro-conferenza, Dal Matto al Mondo, che abbiamo già realizzato presso l'Ecomuseo di Gavinana lo scorso novembre. Iniziamo alle 18.00 e dopo sarà possibile restare a cena con un menù a prezzo fisso per i partecipanti. Porteremo come sempre vari mazzi da consultare e presenteremo anche il nostro nuovo corso: Sogni e Ombre che comincerà mercoledì 18 gennaio, presso la Libreria Les Bouquinistes.
Di questa nuova avventura, articolata in 10 incontri autoconclusivi (è possibile partecipare anche a un solo incontro), stiamo scrivendo sul blog di Cecilia. 
A questo link, Cecilia introduce il lavoro Ombra con i tarocchi, mentre qui io scrivo della Luna e della sua magia. E a proposito: secondo la tradizione amerinda, la Luna di Gennaio è dedicata al Lupo, un animale meraviglioso, ingiustamente perseguitato per secoli, che sta tornando sul nostro Appennino Toscano. Buoni boschi selvaggi a tutti!







venerdì 23 dicembre 2016

Acquabuia recensito su Semicerchio

di Riccardo Donati

Apparsa sul Numero LIV della rivista Semicerchio.


«Forse», scrive Francesca Matteoni nel testo in prosa Due sguardi su Alice, «tutto il vivere adulto è questo dormire ed il sogno che sta al centro, terribile e popolato di mostri buffi, non è che l'aver conosciuto l'infanzia, un giorno». L'opera della poetessa pistoiese, voce sempre più riconoscibile e apprezzata nel panorama della poesia contemporanea, è fortemente intrisa di suggestioni provenienti dalle dimensioni del mito e della fiaba e saturata con fantasie che restituiscono un mondo sensuale, terragno e insieme fantastico, perché onirico e fortemente teatralizzato, non senza una venatura di puerile crudeltà. Lo dimostrano anche gli ultimi lavori da lei pubblicati, ovvero l’intenso volume di prose Tutti gli altri (Tunué, 2014), una delle prove narrative più ispirate e sincere degli ultimi anni, e le due raccolte poetiche Nel sonno (Zona, 2014) e appunto Acquabuia: tre volumi strettamente legati l’uno all’altro sia sul piano tematico che stilistico, e che richiederebbero, per essere ben intesi, una lettura integrata. Nei testi poetici di Acquabuia in particolare emerge un mondo visto ad altezza di bambino dove la natura, reale o fantastica, occupa un ruolo preponderante: il vagare randagio per la montagna, avventurandosi liberamente tra boschi, sentieri, fossi, forre e rocce tanto seducenti quanto pieni di insidie, diventa occasione per incontri più o meno inquietanti con bestie, defunti, spiriti, creature mitiche di ascendenza panica, «genti di pelle e nuvolaglie» con «le code spenzolanti» che sono insieme promessa di rocambolesche peripezie e monito circa l’inadeguatezza della nostra specie, fatalmente estranea, goffa e impreparata rispetto alla realtà della vita sul pianeta che abitiamo. Spicca tra questi la figura del ragazzo-volpe, sorta di daimôn che funge da tramite tra il mondo degli uomini e quello della natura e che per molti versi richiama il devenir-animal di cui parlano Deleuze e Guattari in Mille Plateux, ossia il cessare di essere soggetti per diventare avvenimenti, il cessare di essere sé per diventare altro, il lasciarsi insomma diventare l’animale che si è, o almeno si è stati (scrivere come un gatto, come una libellula... addirittura, scrivere come un fiore). Non a caso la bestia/bambino è una presenza assidua nella poesia di Matteoni, e i versi che seguono ci riportano ancora a Deleuze e all’idea, enunciata nell’Abécédaire, che i bambini non hanno con l’animale un rapporto umano, bensì una relazione animale: «Vorrei avere pelliccia, l’olfatto / umido dei cani e invece ho mani / ho questi verbi che colano/ dal morso come un male, si storcono/ sui codici, la mappa della specie». O altrove: «I bambini vanno in guerra / per le stelle occidentali. / Affilano sugli alberi i coltelli. / Si vestono di gatto e toporagno / si muta la peluria nel piumaggio / si tatuano con gli aghi sulle spalle». Ma in gioco non ci sono solo le creature viventi: c’è infatti, nella poesia di Matteoni, anche un divenir-sasso, un divenir-materia, la possibilità e in certa misura la certezza di doversi impastare di finitudine materica: «Per fare parte lenta, legnosa al mondo/ devi marcirti al fondo»; «Hai rifiatato tutto il corpo in vetro»; «io tutto, tutto prendo e spingo in basso / che mi s’impietri/ in me poi rifluisca / e faccia pace con le terre umane». Esemplare in tal senso un testo come /bambino-albero/, dove la metamorfosi o fusione di umano e vegetale rinvia non tanto al mito greco, magari via Ovidio, quanto all’idea di una vita pre-umana perfettamente integrata con i cicli della natura, dove appunto l’inadeguatezza della specie si stemperi nell’adesione panica al cuore della creaturalità. Buona parte dell’opera di Matteoni si lega dunque al tema della lotta all’oblio, cioè alla necessità di far perdurare l’infanzia non in quanto spazio di evasione ma come unico luogo in cui sia possibile esperire la piena compresenza di sé e del mondo: in una parola, in quanto realtà capace di sottrarsi all’inautenticità di un sentire identitario basato sulla separazione, l’esclusione, il distacco dal resto del vivente. Se è vero che «dimenticare è vivere, il più delle volte», e che l’infanzia è un «nugolo» «tutto concentrato / nella distanza atrofica degli anni», la parola poetica è un «nutrimento», un amuleto o medaglione (parole ricorrenti nella raccolta) che preserva il nucleo più autentico delle esperienze infantili. Esemplare in tal senso il ruolo che i media hanno nella poesia di Matteoni: nel caso della raccolta Nel sonno, il riferimento era a un capolavoro del cinema ‘per ragazzi’ come l’Alice di Jan Švankmajer, qui è a uno degli eventi televisivi più traumatici degli anni Ottanta, la diretta da Fiumicino che mostrò agli italiani il fallimentare tentativo di soccorrere Alfredino Rampi, il bambino precipitato in un pozzo artesiano una sera del giugno 1981. Il testo a lui dedicato, che apre la raccolta, condensa molti degli elementi che abbiamo sopra indicato: «Sono il bambino-ghiaccio, il bimbo / [immobile / roccioso, il singhiozzo», scrive Matteoni: nel «fascio acceso della televisione», il poeta-bambino, coetaneo di Alfredino, si identifica con quella creatura sprofondata nelle viscere della terra e destinata a non crescere mai: non già nel senso liberatorio di un Peter Pan, bensì nel senso drammatico di una vittima sacrificale divorata dalla natura, ma anche destinata ad assumere i caratteri di una sorta di spirito protettivo. Quanto allo stile, Acquabuia rappresenta senz’altro un’opera della maturità di Matteoni. Giustamente nella quarta di copertina Maria Grazia Calandrone sottolinea l’intensa ritmicità di molti di questi testi, che «suonano come filastrocche nere, declinazioni originali di folklori nordici», sebbene poi non manchino metri più vicini alla tradizione italiana, a partire dagli endecasillabi che introducono movenze e persino immagini di sapore petrarchesco. Una duplicità che si riflette del resto anche sul piano paesaggistico, se all’insistenza su alcuni scenari più cupi, quasi gotici, fa da contraltare l’irrompere di dolci, aprichi scorci dell’appennino tosco-emiliano: «Andiamo ogni mattina nella selva»; «l’erba che si fa limpida e tagliente»; «Acqua che muove al vento ogni pensiero».

venerdì 16 dicembre 2016

Il Mercato delle Fate

Oggi giochiamo al mercato.
Inventiamo, cuciniamo, disegniamo
nell’inverno tutto illuminato
decoriamo, incartiamo e poi vendiamo!
È il giorno tanto atteso della festa.
Un suono di nevischio e campanelli
porta dentro la gente la foresta.
Rumore sognato, rumore appena udito
rumore che è sempre vicino
e ogni vecchio lo sa, se lo ascolta,
di essere ancora bambino.
Venite che è l’ora speciale
l’ora vagante per cui curiosare –
c’è un gioiello di muschio e di lana
una stella di pietra, una collana
una lisca stregata di lino
una chiave, un baule e una mappa
il fiabesco acciarino di un mago
che trasforma le briciole in zuppa.
Guardate, comprate, non andate via
è fatta a mano la fantasia –
una torta farcita, una tazza di tè
una roba che non so che cos’è
ma sarebbe perfetta a casa mia.


martedì 13 dicembre 2016

Neve

Peter Brueghel, Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli

Dentro la neve si fa strano il mondo 
chiaro, come in attesa di qualcosa
dentro la neve si ripara il tempo 
cade l'infanzia a fiocchi, silenziosa. 

venerdì 9 dicembre 2016

Prepararsi per l'Inverno

 Quando arriva il periodo del Natale per me iniziano le attività di frenetica "magia", per casa con gli addobbi, nel paese, a giro in città con le Fiabe... In questo post racconto un po' di cose che succederanno nelle prossime settimane e qualche sorpresa. 


Iniziamo con il  pomeriggio di domenica 11 dicembre al Museo Marini di Pistoia, dove, grazie all'Associazione We Love Anastasia, entreremo nell'Incanto di fiabe, neve e canzoni natalizie. Con Azzurra D'agostinoAndrea BiagioliLucia Mazzoncini racconteremo storie, troveremo parole magiche, diremo poesie e creeremo un nostro piccolo libro segreto per abitare il cuore dell'inverno. E naturalmente: merenda per tutti!



Da oggi è disponibile il nuovo KIT - LE FAVOLOSE ispirato alla fiaba di Rosaspina, della mia amica Cecilia Lattari. Una stesa di tarocchi basata sulle suggestioni della fiaba, un sapone e un balsamo fatti a mano e completamente ecologici, un'illustrazione originale di Ilaria Mozzi e un librino speciale con otto cartoline-poesie sulla neve scritte da me, con una copertina-illustrazione realizzata da Cecilia.


immagine di Cecilia Lattari
Restando in tema poesia potete ordnare il Calendario Utopico 2017 della Capanna Editrice Sartoria Utopia. Per il quinto compleanno le sarte utopiche Francesca Genti e Manuela Dago hanno pensato di coinvolgere amiche poetesse, una per ogni mese e nel gelo di febbraio ci sono anche io! 




Buona Magia a Tutti!

lunedì 21 novembre 2016

La pace delle cose selvagge

di Wendell Berry 

Quando la disperazione cresce in me
e mi sveglio nel cuore della notte al minimo suono
per paura di quello che potrebbe essere la mia vita e le vite dei miei figli,
vado a sdraiarmi dove l'anatra 
riposa nella sua bellezza sull'acqua, e il grande airone si nutre.
Vengo nella pace delle cose selvagge
che non gravano la loro vita 
di dolore. Vengo alla presenza dell'acqua quieta.
E sento sopra di me le stelle oscurate dal giorno
in attesa della loro luce. Per un po'
riposo nella grazia del mondo, e sono libero.


THE PEACE OF THE WILD THINGS


When despair grows in me
and I wake in the night at the least sound
in fear of what my life and my children's lives may be,
I go and lie down where the wood drake
rests in his beauty on the water, and the great heron feeds.
I come into the peace of wild things
who do not tax their lives with forethought
of grief. I come into the presence of still water.
And I feel above me the day-blind stars
waiting for their light. For a time
I rest in the grace of the world, and am free.



sabato 22 ottobre 2016

Alice Capovolta


Sulla rivista Palomar (cartacea e online) è uscito questo mio pezzo che racconta un progetto laboratoriale, ispirato ad Alice nel paese delle Meraviglie, appena iniziato nelle scuole elementari e in un centro educativo di Pistoia. Lo portiamo avanti io e l'artista Emanuela Baldi, in collaborazione con inseganti ed educatori. 

Lavoreremo molto sul ribaltamento della scrittura, del senso comune, dei ruoli, dell'immaginazione nel reale, perché di fondo lo sappiamo tutti - ma ce ne scordiamo: per crescere bisogna cadere.

http://associazionepalomar.it/alice-capovolta/

venerdì 21 ottobre 2016

Puck

Con Azzurra D'Agostino sto lavorando nelle scuole della montagna bolognese, dove conduciamo laboratori di poesia sull'alterità rivolti ai genitori dei ragazzi delle medie e delle elementari.
Durante un esercizio proposto da Azzurra è nato questo testo - Puck se ne è andato a inizio anno, il 9 gennaio, dopo quindici anni e mezzo di amore. Non è la prima volta che appare nelle mie poesie, ma è la prima che lo fa così esplicitamente. Questa poesia è per lui, per mia mamma e mia nonna.


Dove andiamo quando moriamo?
Chi ci ripara da ciò che temiamo?
Casa vuol dire gatto gigante bianco e nero
col nome di un folletto fatto vero –
vuol dire che mi segui quando torno
un po’ altero un po’ indispettito.
Il giorno in cui ti ho trovato
è il primo giorno in cui ti ho tradito.
Ti ho seppellito d’inverno sotto il limone
la tua testa di leone per sempre sotto la mano.
E l’animale che ci ama, dove lo ritroviamo?

19 ottobre 2016, Vergato

martedì 18 ottobre 2016

Voi non sapete cos'è l'amore


Mattina nuvolosa come si conviene al mese di ottobre. A Torri il paese che torna quieto dopo l'estate, le case che si svuotano e l'odore delle stufe di quelle abitate tutto l'anno. Mucchi di foglie. I boschi che si accovacciano sui tetti, che ci nascondono. Freak è quasi cieco e sordo, ha quindici anni e l'entusiasmo di un cucciolo, anche se non riesce più a saltare per farmi festa quando mi incontra. Facciamo il nostro giro breve, lui mi precede voltandosi appena, fino alla chiesa e al gradino della cappella dove mi fermo a leggere. 


Rosa canina fiorita, la nebbia che fa tutto vicino.


La sensazione di non essere mai davvero distanti dal centro delle vite. Non riesco a pensare che Freak non ci sarà più eppure mi sembra la cosa più naturale accompagnarlo così nella vecchiaia e avvertire che alcune cose non mutano, che l'amore delle bestie non muta. Così è stato a gennaio quando io e mia madre abbiamo salutato Puck, il nostro gatto gigante, bianco e nero, il gatto che nei miei sogni è sempre stato insieme a Freak, anche se nel mondo quotidiano non hanno mai condiviso nulla - se non "me", in posti diversi, in case diverse. E tutte le cose a me intorno/ colgo precorse nell'esistere, inizia una poesia di Zanzotto, un paesaggio dove l'essere umano si annulla, è piccolo immerso in quanto lo precede, lo riconosce e lo oltrepassa nel presente senza fine.


Oggi mi godo lo stare in disparte, il ritorno a un luogo che nel tempo, come l'infanzia, è una stanza della mia casa, una casa che si spacca in più punti perché l'altro deve filtrare, non sempre benvoluto, non sempre trovandomi disponibile allo scambio. Domani sarà la mattina delle castagne. Dopotutto l'autunno è la mia stagione preferita. Il mondo si flette un attimo e si colora prima di sparire.

lunedì 10 ottobre 2016

I sentieri dei tarocchi.



I sentieri dei tarocchi.
Comprendere se stessi e la nostra relazione con il mondo attraverso 78 porte magiche
A cura di Cecilia Lattari e Francesca Matteoni

10  Lezioni (6+4) da mercoledì 12 OTTOBRE a mercoledì 21 DICEMBRE 2016.

EVENTO GRATUITO DI PRESENTAZIONE: 28 settembre ore 21.00

PRIMA PARTE: Studio e uso dei tarocchi. Costo 120 euro
SECONDA PARTE: Approfondimenti, tecniche intuitive, contaminazioni. Costo 100 euro.
Costo complessivo 200 euro (sconto di 20 euro).
Minimo partecipanti: 5 persone.
Indispensabile prenotare.
Orario: 21-23.30

Prima parte a cura di Cecilia e Francesca

Arcani Maggiori
Arcani Minori
Carte della Corte
Metodi di lettura
Meditazione e lavoro sull’ombra
Come tenere un diario sui tarocchi

Seconda parte

Tarocchi e Incantesimi (Francesca)
Tarocchi e Erbe (Cecilia)
Carte Amuleto (Cecilia)
Tarocchi e Oracoli (Francesca)


Descrizione

Lavorare con i tarocchi è un modo di esplorare il mondo e noi stesse attraverso simboli e immagini che ci colpiscono di volta in volta per la loro strana familiarità o per le inquietudini e le piccole verità sepolte che sanno riportare a galla. Significa divenire insieme il Mago e la Sacerdotessa della nostra vita, apprezzare perfino il crollo della Torre come di tutte le nostre convinzioni e riconoscere la buona Stella che ci accompagna. Abbiamo pensato a un percorso intuitivo e di scoperta di sé che parta dai 78 glifi per raggiungere la voce e la saggezza delle erbe che crescono accanto a noi o svelare la magia nascosta in ognuno, creando un incantesimo personale. Chiunque è il benvenuto e non è richiesta nessuna conoscenza pregressa – solo un po’ di curiosità!

giovedì 29 settembre 2016

Dalle Acque alla Valle - cose che accadono al principio dell'autunno


Stiamo sgorgando dalla fonte! Anzi dalle Sorgenti che sanno. Anna Castellari racconta su HO UN LIBRO IN TESTA del suo incontro con il mio progetto sulle FIABE e della nascita dell'antologia che presenteremo io Anna e Azzurra D'Agostino venerdì 30 settembre a Pistoia, ore 18 presso la Libreria Lo Spazio.

Invece domenica 2 ottobre ci sarà la passeggiata poetica nella Valle delle Due Buri! Ne do notizia QUI sul nuovo blog del Centro Sociale di Santomoro. Ed ecco il bellissimo volantino realizzato da Cecilia Lattari. Scarpe comode, pan di via e la vostra fantasia sono tutto quello che occorre per metterci in cammino!






giovedì 1 settembre 2016

Settembre dei poeti

Oggi è iniziato il Cabudanne de sos poetas a Seneghe, nella provincia di Oristano. 
Tutto il programma di questo festival ultra-decennale si può leggere qui:
http://www.settembredeipoeti.it

Il 2 settembre alle 17.00 con Azzurra D'Agostino leggerò poesie da Acquabuia (Aragno, 2014) e altri libri, mentre il 4 settembre alla stessa ora presenteremo l'antologia che abbiamo curato insieme, Un ponte gettato sul mare, che raccoglie i testi nati dall'esperienza laboratoriale nelle case famiglia dell'oristanese, di cui avevo già parlato. Chi fosse curioso e si trovasse in Sardegna può raggiungerci, il programma è ricco e la gente bella; chi volesse sostenere l'antologia può acquistarne una copia A QUESTO LINK, dove tutto il progetto viene spiegato.

La poesia cura, perché unisce, ci sa ancora rendere uguali quando vogliamo entrare nella sua materia senza timore. E questo è il mio libro più bello, anche se non l'ho scritto io.

giovedì 25 agosto 2016

Zizzania

di Louise Glück

QUI LA VERSIONE ORIGINALE

Qualcosa
viene al mondo indesiderato
invoncando disordine, disordine - 

Se mi odi tanto
non preoccuparti di darmi
un nome: ti serve
un altro insulto
nella tua lingua, un altro
modo di incolpare
una tribù di tutto -

lo sappiamo entrambi
se adori 
un solo dio, ti serve
un solo nemico -

Io non sono il nemico.
Solo un trucco per ignorare
ciò che vedi accadere
proprio qui in questa aiola,
un piccolo paradigma
di fallimento. Uno dei tuoi preziosi fiori
qui muore quasi ogni giorno
e non puoi riposare finché
attacchi la causa, vale a dire
qualsiasi cosa rimanga, qualsiasi cosa sia
per caso più resistente
di quella che ti appassiona -

Non era fatta 
per durare sempre nel mondo reale.
Ma perché ammetterlo quando puoi continuare
a fare come sempre fai,
dolerti e incolpare,
sempre le due cose insieme.

Non mi serve la tua lode
per sopravvivere. Ero qui prima, 
prima che tu fossi qui, prima
che tu abbia mai piantato un giardino.
E sarò qui quando rimarranno solamente
il sole e la luna, e il mare, e il campo largo.

Costituirò il campo.


- Traduzione di Massimo Bacigalupo, con piccole modifiche. 
Dal libro: L'iris selvatico, Giano, 2003