domenica 11 febbraio 2024

Passeggiata invernale

 


Oggi sono uscita per una breve paseggiata lungo il torrente, prima di rimettermi al lavoro. Le domeniche d'inverno sono una buona occasione per caminare nel quartiere: poca gente, poche auto, il silenzio dei luoghi condivisi. Speravo di incontrare il vecchio amico airone che frequenta il torrente Brana in quel tratto, ma l'acqua era gonfia e scura e non sembrava proprio il miglior momento per la sua caccia. Nemmeno la garzetta era in giro. C'è un gruppo di case che frequentavo da bambina, perché ci abitavano alcuni compagni delle elementari. Passo di qui e mi ricordo dei giochi lungo l'argine, un gruppo di bambine e un unico maschio che, ovviamente, aveva il ruolo del guastafeste - era quello che gettava il pallone Super Tele nell'acqua e poi doveva andare a riprenderlo con noi che urlavamo: "Attento ai ratti!", più sarcastiche che preoccupate. 



Attraverso per raggiungere il giardinetto dall'altra parte. Ci sono alcuni giochi apparsi negli ultimi anni e il vechio cerchio-labirinto di sempre. Capito spesso qui, di solito con la bici mentre torno dala stazione. Non c'è nessuno e raggiungo le panchine e il tavolo di pietra.
 

Ci siamo io e i cinguettii con cui gli uccelli si chiamano fra i rami. Penso alle molte passeggiate solitarie in cerca o ascolto di voci che provengono dal passato e riverberano in tutte le esistenze che non riesco a scorgere, ma si muovono attorno a me. L'umano non è l'unico personaggio nelle storie e nei paesaggi. E alcuni luoghi sono un conforto perché ci riportano esperienze e perfino oggetti che abbiamo conosciuto in altri momenti del nostro esserci. Questo ritornare alla nostra storia è una continua fonte di meraviglia, mentre si perde e si ricompone nell'altro. 


Ho con me un libro di Anne Carson, Decreazione, che avevo letto nell'originale, molti anni fa, e che ora grazie all'editore Utopia esiste anche in italiano, nela traduzione di Patrizia Ceccagnoli. Da questo stesso libro erano stati pubblicati alcuni testi poetici nella traduzione del poeta Gian Maria Annovi, QUI. Anne Carson mescola parola poetica e saggistica, le alterna sapientemente, costruendo una riflessione sulla scrittura che apre a molteplici linguaggi, mentre, almeno in questo libro, persegue uno sparire, un decrearsi - essere testimonianza di un'assenza come fosse il centro di ogni ricerca. 




Trovo e mi sento a casa:

Alla ricerca di cose sublimi, ho caminato sulle grandi colline di fango e di vento
dietro la città dove gli alberi insorgono secondo le loro leggi e 

si possono

osservare innumerevoli metodi per spostare il verde - 
sotto, sopra, intorno, di traverso,
su per la schiena, più in alto, a ventaglio, condensato, saccheggiato, 
con lo sguardo vuoto, come

misurando con i propri passi una 

cella, come una discarica di grandi oggetti, minutamente,
asorto, una foglia alla volta,
con la furia dell'oceano, striato di ortica, trascinandosi avanti,
non falciato, appena uscito dalle pozze

Mi rimetto in movimento e so già che arrivando nella strada dove abito, lo stesso quartiere dove sono cresciuta, incontrerò qualcuno ad attendermi.




Entriamo. La bici, i poster e, dietro la porta, Runa ci aspettano. 
Si fa sera.










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