Laura Ingalls
Mio
babbo prima di morire leggeva La casa
nella prateria,
lo
teneva sul comodino dell’ospedale
fra
Tex e i biscotti alla mela.
Da
qualche parte io portavo ancora le trecce,
litigavo
coi maschi e correvo
con
un cane immaginario di nome Bandito
o
rivestivo i gatti con gli abiti delle bambole
nel
ripostiglio dei fumetti.
Non
sarebbe tornato – i biscotti e i libri
composti
e vuoti nella stanza.
La
vita però si tratteneva nei film
e
nelle pagine di avventura
che
lo appassionavano come un ragazzino
come
il ragazzino che non poteva fare il padre
ma
era sempre il migliore
in
una storia di reietti, agguati, inseguimenti e perfino
famiglie
felici in stamberghe di legno.
Potevo
sempre fare una lista per sentirmi sua figlia –
Seppellite il mio cuore a Wounded
Knee,
Racconti Indiani, L’intrepido
e Paperinik
e
tutte le laure e i charles ingalls che non siamo mai stati.
Non
le profonde domeniche davanti casa, sul gradino
ad
aspettare ET l’extraterrestre, lo
schermo
gigante
del cinema pomeridiano
o
di vederti apparire da una nuvola di sigaretta
come
una rockstar, un divo straricco
dopo
esserti giocato tutto nell’ultima partita.
La
sera accettare le scuse, dirti fa niente
ho
giocato per strada.
Piangevi
davvero sui titoli di coda.


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