Primo giorno d'ottobre - secondo il calendario stiamo entrando nella stagione autunnale a pieno titolo e, per quanto riguarda quelle come me, nella Stagione della Strega - ma il caldo prosegue e le foglie invece che ingiallire o arrossire marciscono per esaurimento. Qualcosa con cui dovremmo iniziare a fare i conti, mentre pensiamo alla collezione di tisane e tè, all'atmosfera che spinge verso una luce di candela al sicuro con i nostri libri, gatti, oggetti, mentre il mondo va in pezzi. Per quanto mi riguarda sento entrambe le cose e questo conflitto non si può sanare né ho intenzione di provare a sanarlo. Piuttosto voglio provare a darmi il tempo per ricordare il presente e lasciare a quanto mi circonda un ricordo di me che non sia distruttivo.
| Inga Moore, illustrazione per Il vento tra i salici di Kenneth Graham |
Nel gruppo di lettura online dedicato alla saggistica abbiamo parlato del libro di Robert Macfarlane, E' vivo un fiume?, un'opera commovente, densissima che mi ha fatto piangere in più punti, soprattutto perché di fondo sono d'accordo con il figlio di dieci anni di Macfarlane: il libro potrebbe avere una sola pagina dove è scritto Sì.
Le nostre storie sono fiumi, gli alberi sono sistemi fluviali dentro le cortecce, nei fiumi quando sono forti e cantano, siamo vivificate.
Accade con i torrenti di montagna, accade anche con acque urbane corrotte, ma che provano a resistere: per me è un rituale raggiungere il torrente Brana dietro le mura in cerca di aironi e garzette, mai sazia della loro arte di immobilizzarsi, osservare, riprendere il volo. Come è un desiderio crescente, nell'estate e non solo, raggiungere i bozzi sulla Limentra, in montagna, per fare il bagno, per sentire il suo gelo di roccia e altura che mi apre la pelle.
Nel libro di Macfarlane niente è diviso: sono le storie dei personaggi umani, i compagni di viaggio dell'autore, attraverso Ecuador, India meridionale, estremo nord canadese, a risplendere o a fermarsi nell'acqua dei fiumi - sia quando erompe poderosa sia quando muore, oppressa dall'inquinamento, dal male inflitto dall'umano a una tartaruga marina come a sé stesso.
Infanzia, maturità, saggezza e forza dell'antenata - ho pensato a queste tre categorie per le tre diverse parti del libro.
Lascio il link alla canzone che i protagonisti umani del viaggio in Ecuador verso la sorgente de Los Cedros hanno composto insieme alla foresta, la grande compositrice. Proviene dal sito di Cosmo Sheldrake (sì, di quella famiglia lì, gli Sheldrake, il padre Rupert, biologo, il fratello Merlin, micologo e lui che ascolta mondi - tutti e tre immersi nell'esperienza pratica e spirituale della relazione più che umana):
https://www.cosmosheldrake.com/music/song-of-the-cedars
Un proposito per quest'autunno è recarmi a registrare la voce della Bure, a Santomoro, e della Limentra per prendere parte a questo progetto qui sulla memoria acustica dei luoghi, Caught by the River:
https://www.caughtbytheriver.net/2026/08/the-ecological-listening-project/
L'ascolto sta diventanto una pratica sempre più significativa nel mio quotidiano sia a livello personale, sia nei progetti di scrittura. Il mio lavoro poetico più ampio dal titolo Prima di essere umana, che a tempo debito confluirà in un'opera di poesia se ne sta nutrendo moltissimo e così gli incontri con gli altri nelle città, nei boschi, nei paesi, online - in ogni luogo dove conduco laboratori.
Ne ho scritto qualcosa mesi fa per L'Indiscreto in questo reportage:
https://www.indiscreto.org/prima-di-essere-umana/
Spesso coltiviamo molto interesse per il messaggio, il significato delle parole o dei discorsi - io credo invece che sia necessario prima di tutto percepire e riconoscere le voci. C'è una risposta non traducibile che proviene dai nostri corpi quando riconosciamo una voce o una pluralità di voci, un coro, una polifonia, una specie di assenso, un'acquietarsi del nostro essere anche nel dolore.
Ho riconosciuto questa cosa fra le pagine di molti libri bellissimi e differenti, per esempio nella vicenda di Lolly Willowes, romanzo degli anni Venti dell'autrice inglese Sylvia Townsend Warner, che segue il progressivo e autunnale farsi strega di una zittella di mezz'età, Laura "Lolly" Willowes, fino al suo patto con Satana stesso che altri non è se non una delle tante forme del paesaggio. Lolly si arrende alle colline inglesi, alle macchie fiorite, al fango, agli insetti, alla via che si intravede appena oltre i sentieri ben marcati. Per questo diventa libera, impara l'ascolto di sé stessa come donna, come creatura viva.
Concludo con una mia scrittura, pubblicata per l'equinozio nella newsletter di Braccia Rubate: un saggio sugli uccelli in forma di poesia che, credo, contenga molto di quanto scritto qui sul blog, oggi:
https://bracciarubate.substack.com/p/un-uccello-ricorda-le-valli-desertiche


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