sabato 23 dicembre 2023

Vecchie poesie

Baba Jaga di Rima Staines
 

Ogni tanto riappaiono dal computer vecchie poesie, magari le prime a essere state antologizzate, come quelle che seguono. Era il 2001, ed entravo nell'antologia Nodo Sottile 2, un progetto a cura dell'Archivio Giovani Artisti di Firenze, grazie al quale ho potuto cominciare un vero e proprio confronto con il mondo della poesia e con coloro che, come me, ne scrivevano e ne leggevano.

Non tutti hanno proseguito, ma certo in quel gruppo di persone ho trovato alcuni degli amici, poeti, scrittori più cari negli anni e nella Firenze che tanto mi ha aiutato al principio, come Marco Simonelli, poeta con cui abbiamo passato notti insonni a leggere testi di chiunque, da poeti noti a compagni temporanei di viaggio, e Tommaso Lisa, che dalla poesia si è spostato a una saggistica ibrida ed entomologica.


Allora entrai nell'antologia, curata da Vittorio Biagini e Andrea Sirotti, con una supervisione di Daniele Ciullini, colui che letteralmente era l'Archivio, con testi che ora sento come un preludio, piccoli semi di quanto avrei scritto. Contemporaneamente frequentavo l'ambiente della bellissima rivista di poesia comparata Semicerchio, dove nel 2004 fu pubblicato questo mio Trittico dell'acqua, le cui figure femminili oscillano fra il mito, il fiabesco e la realtà.

Ecco i testi del Nodo.


Il Bardo Chenoncè

 

È tutta un’invenzione –

la fata il calderone e l’asino che vola,

l’ombra che se ne va per conto suo a vendere cerini a un nano,

lo gnomo la piscialletto e il bacio del mattino,

la sabbia dentro gli occhi e il buon sabbiolino,

la casa dentro a un fiore, il palazzo in una quercia e l’elfo

portinaio orecchieapunta,

il basilisco, il gremlin, dioniso and the devil – il satiro e la ninfa,

la morrigan e morgana,

vecchio coyote che sparge tutte le stelle in cielo,

ymir fatto a pezzi, pan e pollicino,

la tigre sull’armadio, la strega ed il tricorno,

pegaso grifone drago ed unicorno,

il buco dentro al cielo per guardare la terra,

briciole di francesco ai passerotti, iside cibele l’imperatore,

il jugglernout, atlantide ed il gatto mammone,

la mandragola, l’alchimista, ganesh e le braccia di

kali, l’osso di lepre, la chiave in fondo al lago, buettino e l’orco,

la grotta del vento –

                                 anch’io del resto m’invento –

                                                          non esisto




SOTTOSUOLO

 

La ragazza ha occhi color delle vene.

Due lividi rancorosi le gracchiano in viso.

Piega gambe e braccia come stecche d’ombrello.

La ragazza si tiene con spilli e piume di colla.

Fuori spiove dal tetto. Uccelli cadono.

Ricorda come arrugginiva l’aria la carta inchiostrata sui muri a strappi

ratti scodati le unghie sporche sulle corde fuggenti arpeggi monete gocce

tac-tac di passi cosce      le ore inghiottite    

la folla elettrica.

Tossici sulle piastrelle unte le cacciavano un cactus in gola

Una mano accucciata ossessiva sbiadiva

tra gomma di scarpe e bucce di mela.

I vecchi maleodoranti parlavano soli –

lingue flosce penzolavano al fondo

la pelle ispessita dall’ombra.

Un organismo umido di scale e raccordi.

Curve formicolanti trecce di musica   - la musica la isolava da tutto – 

banchine corpi distributori sentore di mondo putrefatto.

I treni sgusciavano in buchi e caverne - nel vetro netto il riflesso nero

l’albume compatto del neon – Lei sedeva definita in oggetti il biglietto la borsa

il respiro rauco del ferro all’esterno Si negava solida all’aprirsi dei bocci.

Più sotto la consistenza dell’acqua.

 

Il futuro è una rosa di ragni.

 


***

 

Una pioggia di gesso scolora le porte

a scrosci tralicci solleva melma

a ricci picchietta sull’occhio e la testa

la mia testa pendente lastra annerente

di cera e metallo un enigma rotondo

- il viso dietro al viso che non scorgo – 

la mia testa di terra

mani piedi membra stomaco seno pube

aria dura in frantumi di terra

la testa molle mulinella affastella

disarmonico suono di gente

memoria di foglia

 

Mi sveglio a uno sciame di sogni

La baba-jaga gamba secca

sgranocchia e crocchia nella casetta

Sputa l’uomo nocciolo

pianta il bimbo seme

il bimbo albero il bimbo bosco

e cresce cresce scricchia frinisce

 

di rami un’orda nel cervello spento

mentre addento fiotti di gas

 


***

 

La vita è umida

i topi nel rigagnolo mestano la saliva di Crono

La vita è umida compressa in un occhio

dal cappotto frusto una pietra

per urtare il fondo

La vita è mossa salina

                                   gronda

da zoccolo di mezzanotte

come l’oceano affossa i suoi mostri

Nella parete delle labbra aderente

spande gli umori 

                           liscia dura

Scandita in onde interrotte s’incrosta lenta

uscendo come Giona dai miasmi della bestia

La vita è umida     goccia

   e non voletemene se oggi

     rifluirò millenario nel petto cavo

sarò Dio anch’io

        andandomene

                              dal buco ossidato della vasca

 


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