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Una lettera ai fiori
L’aria arde, la gola è infranta -
la terra, di cemento vecchio.
Fiori che non sapete, fin dentro
le mie ossa tintinnate.
L’erba si attorciglia come casa
d’animali, soffia senza fragore -
via su tutti i nomi.
Siete salvi, perché non sapete?
Siete carta che si buca -
spio dalle fessure.
Nessun simile dall’altra parte -
l’esilio è limpido.
L’aria schizza in un colore
dai polmoni.
***
Un sogno di mia sorella
Dove viviamo è dove siamo accolte.
C’era un viaggio su di un’acqua perfetta
come di fiordo nordico, scavata
da parete a parete di montagna.
Il corpo di tua madre è mia madre.
Non parliamo, noi, fatte di ramo
di burattino vecchio, senza padre
d’asse legata ad asse in una nave.
Dall’altra parte l’onda tocca casa,
la casa ha i nostri nomi dentro i muri.
Ti tolgo delle pietre dalla bocca.
Mai siamo partite, dimenticate,
ci appuntiamo i capelli nello specchio.
Beviamo tutto il mare, come il pianto.
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