venerdì 9 gennaio 2026

Renée Nicole Good, uccisa il 7 gennaio 2026 dall'ICE


 Renée Nicole Good, uccisa il 7 gennaio 2026 dall'ICE, dal governo Trump, dal fascismo contemporaneo. 

Poeta, donna, membro di una comunità. INNOCENTE.

Qui, grazie a Vanni Santoni (bloccato su facebook per aver scritto la verità), un articolo scritto da un cittadino anarchico di Minneapolis:

https://it.crimethinc.com/2026/01/08/minneapolis-responds-to-ice-committing-murder-an-account-from-the-streets

Riporto le parole di Renata Morresi, poeta, intellettuale e attivista, pubblicate oggi sul suo profilo facebook.

In fondo la poesia (bellissima e oggi agghiacciante) con cui Renée vinse il premio dell'Academy of American Poets, nel 2020. Testo originale e traduzione di Maria Luisa Vezzali.

"Leggo che Renée Nicole Good era una "legal observer", ovvero una persona formata per documentare cosa accade a una manifestazione di protesta e/o durante le interazioni di civili con le forze dell'ordine. I "legal observers" non sono agitatori, non hanno armi ma nemmeno striscioni o slogan, praticamente sono volontari/e che osservano l'andamento di certi eventi per evitare soprusi e abusi, costruendo una memoria verificabile, e impedendo che passino solo le versioni 'ufficiali'. Leggo anche che la prima forma istituzionale di questo ruolo è legata a un progetto nato a New York nel '68, in risposta agli arresti di massa degli studenti della Columbia che si mobilitavano contro la guerra e per i diritti civili.

Davvero tempi strani questi, e paradossali: chiunque tra noi potrebbe diventare un 'legal observer', fare un video col cellulare e far verificare a tutti la bestialità di una esecuzione a sangue freddo, compiuta da agenti mascherati e armati fino ai denti. Ma sui media del globo i loro mandanti mentono davanti l'evidenza, mentre sbandierano il diritto di terrorizzare comunità e nazioni in nome della pura forza. Come ci libereremo di loro?
Questa crisi esistenziale di democrazie che pensavamo più o meno solide, o quantomeno un poco protette dagli umori e dalle ambizioni cieche degli autocrati e dei loro scagnozzi, negli Stati Uniti sta maturando, già da un po', in una condizione di conflitto molecolare permanente. Forse ci piace immaginare che le guerre civili siano fatte solo coi machete o coi cecchini, e le guerre tra nazioni con i razzi e gli aerei. E invece ci sono tanti modi, per le une e per le altre: con la militarizzazione della vita quotidiana, la detenzione amministrativa, il congelamento dei conti correnti, il lobbying che influenza le sentenze giudiziarie, il coprifuoco, i raid dimostrativi, il blocco del primo soccorso, il ricatto commerciale, i droni e i virus, certo, ma pure le menzogne e il terrore alimentato dalle bot farm, i finanziamenti per i vigilantes, il necroconfine 'naturale' usato come arma (per esempio: il mare), la carcerazione di massa, lo sfruttamento del lavoro, lo svuotamento della costituzione, il collasso dei diritti, e via così (qualcuno la chiama "israelizzazione"). Innumerevoli sono i modi per distruggere, 'dissezionare' le nostre vite e società.
Nella sola poesia di Renée Nicole Good che conosco ("On Learning To Dissect Fetal Pigs", la trovate ben tradotta da Lou Vezzali in un suo post di oggi), l'autrice si sofferma sulla violenza 'controllata' di una dissezione di feti di maiale, e come quel gesto raggelante riduce anche la vita umana a mera operazione. La differenza con la morte sta nel volgere di un verso e non vi è religione che offra sollievo. L'unica consolazione che vi trovo stasera rileggendola è che: è proprio così, così è per tutti. Compresi i padroni del mondo".

Il testo originale della poesia: QUI. E la traduzione a seguire.

"Imparando a sezionare feti di maiale"

Rivoglio le mie sedie a dondolo,
i tramonti solipsisti,
e i suoni della giungla costiera che sono terzine di cicale e pentametri di zampe pelose di
scarafaggi.
ho donato bibbie a botteghe dell'usato
(le ho ficcate in sacchi della spazzatura insieme a una lampada di sale rosa dell’Himalaya–
le bibbie post-battesimali, quelle levate dalle mani carnose dei fanatici agli angoli delle strade, quelle
semplificate, facili da leggere, parassitarie):
ricordo di più l'odore di gomma viscida delle illustrazioni patinate dei manuali di biologia; mi irritavano i peli
delle narici,
e il sale e l'inchiostro che mi si attaccavano alle dita.
sotto ritagli di luna alle due e quarantacinque del mattino studio e ripeto
ribosoma
endoplasmatico—
acido lattico
stame
all'IHOP all'angolo tra powers e stetson hills—
ho ripetuto e scarabocchiato finché non ha trovato la sua strada annidandosi da qualche parte che non riesco più a indicare, forse
nel mio intestino—
forse lì, tra il pancreas e il crasso, c'è l’esile ruscelletto della mia anima.
è il righello con cui ora riduco ogni cosa; tagliente e scheggiato da un sapere che
se ne stava seduto, con un panno sulla fronte febbricitante.
posso lasciarle perdere entrambe? questa fede capricciosa e questa scienza universitaria che disturba dal fondo
dell'aula
ora non posso credere—
che la bibbia, il corano e la bhagavad gita mi stiano sistemando i lunghi capelli dietro l'orecchio come faceva la
mamma espirando dalla bocca "lascia spazio alla meraviglia"—
tutta la mia comprensione mi cola dal mento sul petto e si riassume così:
la vita è semplicemente
ovulo e sperma
e dove i due si incontrano
e quanto spesso e quanto bene
e cosa in quel punto muore



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