Dopo
aver visto il secondo capitolo della saga di Peter Jackson sullo Hobbit di
Tolkien, la nostalgia per il libro con la sua atmosfera fiabesca, poco
imparentata – sebbene rievocata nel primo film dai canti e dalla casa hobbit - con
le molte visioni eroiche, tetre e apocalittiche del regista, ha avuto il
sopravvento e così ho deciso di rileggerlo, a distanza di vent’anni. Rilettura
sì, ma libro nuovo e attraversato con tutte le altre letture conoscenze e
curiosità accumulate o dissoltesi nel tempo. Così, di ritorno per pochi giorni
in Inghilterra, ho acquistato la mia copia dello Hobbit in una libreria
indipendente nel nord di Londra, la Owl Bookshop nel quartiere di Kentish Town.
La scelta del negozio non è stata ovviamente casuale. C’è un gufo (owl) sul suo stemma, e come spesso mi
succede mi incapriccio di certi luoghi senza averli visti, a
causa dei loro nomi o della loro posizione geografica. Dunque ho scelto l’edizione
rigida con le illustrazioni originali di Tolkien, compresa la famosa sovracopertina
che riassume in sé i paesaggi del viaggio di Bilbo: le montagne, il fiume, le
selve, Bosco Atro, la luna e il sole
dell’autunno, le aquile e la sagoma rossa di Smaug.
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giovedì 16 gennaio 2014
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