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martedì 17 aprile 2012

Poesie di Arsenij Tarkovskij

La steppa


La terra da sola ingoia se stessa,

e caccia la testa nel cielo,
rammenda vuoti della memoria
ora con l’uomo, ora con l’erba.

L’erba sotto un ferro di cavallo,

l’anima dentro un telaio di ossa,
e solo una parola, una parola
nella steppa traluce sotto la luna.

S’addormenta la steppa come morisse

e sui kurgani grossi macigni
giacciono, sono monarchi guardiani,
fradici, ebbri di stagno di luna.

Per ultima muore la parola.

Ma il cielo s’incammina mentre
una punta di acqua passa di nuovo
attraverso il rigido scudo di terra.

Soffia di lappola la mano destra,

scintilla la sella di cavalletta,
pettina l’ala piena di sonno,
arcobaleno, l’uccello di steppa.

Fino alle spalle nel latte blu-grigio

dal paradiso Adamo è nella steppa
e il dono franco di parola ragione
restituisce agli uccelli e alle pietre.

Il delirio d’amore dell’autocoscienza,

l’anima, infonde a radici di erbe,
i loro nomi trepidanti
ancora nel sonno ha ricreato.

Traduzione di Stefania Sini