L'anno è appena iniziato, come quello appena concluso, è scenario di grande straniamento e orrore: anche quando cerchiamo un rifugio personale per un po' di quiete, sappiamo sempre come tutto è precario, come altri siano nello spavento e nell'oppressione. Noi? Ancora un po' nel sonno, forse.
Sono le cose che mi ripetevo pochi giorni fa, a Torri, dopo aver raggiunto il mio solito posto nel bosco. Era bellissimo ed ero sola. O forse con lo spettro di Freak, il cane della mia famiglia paterna, morto vecchissimo nel 2019, dopo una vita libera la stessa che perseguo per me, ancora e ancora.
Qui al Prataccio è dove vorrei che fosse sparsa una parte delle mie ceneri: in linea d'aria sarei proprio sopra le ceneri del babbo, sparse nel bosco lontano dei Meruggi.
Sono rimasta nel grande prato, ora coperto di neve - varie impronte di ungulati e qualche umano davanti a me. Molto silenzio, anche se il silenzio è solo un'apparenza dentro cui trafficano piante invernali, uccellini, qualche rapace alto nel cielo, coloro che mi percepiscono, non visti, dalll'abetaia.

Con me un thermos pieno del tè natalizio che mi ha regalato mia madre, il mio tamburo piccolo (più adatto per la stagione e resistente all'umidità), carte oracolo e il quaderno/diario. Per un bel po' sono stata seduta sulla panchina, bevendo tè, guardandomi intorno e svuotando la mente. Il giorno prima avevo trascorso buona parte del pomeriggio immersa in una conversazione su poesie, progetti di comunità, amarezze e urgenze artistiche con Azzurra D'Agostino, la mia amica poeta che abita vicino Porretta. Ci eravamo date appuntamento al Circolo Arci La Macchiarella che gestiscono mia sorella minore e sua madre, e siamo rimaste lì, con qualche tazza di tisana e la stufa carica di legna, a condividere. Dall'estate sto sperimentando incontri di "comunità", ovvero cerchi nei quali invito varie realtà locali e nazionali, persone, associazioni, per raccontarci le varie esperienze di attivismo sociale e culturale sui territori. Il primo si è svolto proprio a Torri, ad agosto, il secondo a dicembre al Centro Sociale di Santomoro. Penso sia una pratica utile, arricchente e capace di dare più ampio respiro rispetto ai soliti eventi libreschi. A volte c'è bisogno di portare questa pratica in una dimensione più intima, ed è quello che è accaduto con Azzurra. Scriviamo, leggiamo pensiamo in un dialogo con le opere e noi stesse, ma è vitale trovare spiragli attraverso cui accogliere le vicissitudini di altre e altri, anche solo per chiedere: ti sembro completamente folle o fuori strada con questa roba? Anche tu senti in un certo modo nelle pagine di quel libro o guardando una serie tv? Queste giornate di "niente" rischiano di svanire pericolosamente nell'età adulta, dove il tempo deve essere diretto da qualche parte e non accolto nel suo fluttuare, lento o veloce, con noi dentro. Dovremmo ricordarci che nessuno è lì con un cronometro e una frusta a controllare i nostri presunti progressi.

Il tempo perso assomiglia molto alla creazione di una poesia - bussa nella tua testa, magari mentre cammini in solitaria. A me succede di trovare le parole e gli incipit passeggiando lungo il torrente Brana, vicino al mio quartiere di nascita, mentre salgo al Prataccio, mentre impreco dentro di me perché mi sono smarrita in una qualche brughiera estiva del Dartmoor, ma anche vagabondando fra gli scaffali di un grande magazzino, cercando sconti, osservando le nuove decorazioni di Natale e pensando che sono sempre più brutte - per fortuna io ne conservo moltissime dall'infanzia. Ho attraversato foreste epifaniche anche in certi corridoi della Coop o della Standa degli anni Ottanta. Da bambina adoravo andare con mia nonna alla Standa a dicembre: ogni anno sceglievamo un piccolo oggetto per l'albero in un rito tutto nostro. Ho ancora una delle palline che comprammo insieme e il malandato, ma sempre vivo, Flip, topolino giallo, composto di due palline (testa e corpo) rivestite di pelo sintetico e con arti di panno abbozzati, attaccati alle estremità. Pende dalla maniglia del mio cassettone.
Tornando alla poesia - arriva questo verso, questa immagine. Può darsi che sappia di aghi di pino o di polvere e antro chiuso. Pensi che la scriverai appena arrivi a casa e invece no, arrivata a casa la tieni lì, nel tuo segreto, per un giorno, una settimana, perfino tre mesi. A questo serve un diario, ad annotare quelle sillabe fondamentali che ti arrivano mentre fai altro e poi a vedere se sono state in grado di conservarsi nei giorni.

Pesco tre carte da due oracoli diversi: le Weavers di Carolyn Hillyer, il mio oracolo preferito, e West of the Moon di Mama Shamana. La vecchia tessitrice è Sand, Sabbia - mi parla di terre rosse, di meridione, di origine e di quanto viene ricantato, ancora e ancora, dall'infanzia alla vecchiaia. Mi fa sorridere, perché nella notte ho sognato proprio una matrona tropicale, bonaria e stregonesca, che mi invitava a compiere una cerimonia. Le carte di Mama Shamana portano doni e tazze di tè. Sapere che gioia e tristezza fioriscono dalla stessa pianta e il tè di foglie essiccate che produce la prima, una volta bevuto e assimilato, avrà il retrogusto della seconda. La gioia di essere state qualcosa con qualcuno. La tristezza del perduto. L'una nell'altra, sempre. E poi il viaggio verso lo spirito della foresta, aprendo le mani per ricevere un dono: ogni dono è responsabilità. Di cosa e di chi voglio essere responsabile in questa stagione della mia esistenza circondata dal terrore, eppure forte nel suo passaggio, nel mio corpo consapevole mentre invecchia?
Lascio queste domande aperte a quanto accade. Al sole freddo, al poco inverno, alla nostalgia per gli inverni conosciuti a tutto quanto torna anche se non può affatto ripetersi. Mi incammino verso il paese.
Qualche link a cose che mi hanno fatto compagnia in queste settimane -
Un post di Margaret Killjoy su cosa possa essere - davvero - una buona vita:
https://margaretkilljoy.substack.com/p/the-punk-rock-good-life
Musica e suoni dall'Antartide:
https://othermindsrecords.bandcamp.com/album/antarctica-music-from-the-ice
Per i super nostalgici come me, che amano i pupazzi parlanti il film dei Muppet del 1987 sul Natale - con apparizione dei Fraggle, fratellini minori sempre creati dal genio di Jim Henson.
https://www.youtube.com/watch?v=Bi9qSKZuvC4&t=375s
I consigli di lettura invernali de L'Indiscreto, fra cui anche i miei:
https://www.indiscreto.org/consigli-di-lettura-natalizi-e-di-fine-2025/
Un bell'articolo di Antonio Francesco Perozzi su nature e field recording:
https://www.leparoleelecose.it/nature-recordings-considerazioni-sulle-registrazioni-dambiente/
Su gammm un tributo ad Alessandro Broggi, poeta e autore importante che ci ha lasciato l'anno scorso (mi sono riletta il suo Sì, in questi giorni, insieme alla trilogia di Gherardo Bortolotti Low, entrambi pubblicati da Tic Edizioni):
https://gammm.org/2026/01/03/alcuni-link-e-materiali-per-leggere-alessandro-broggi/
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