venerdì 6 luglio 2012

I do believe in fairies (Parte quarta)

Primaseconda e terza parte.


la scintilla

James Matthew Barrie incontrò per la prima volta Peter Pan, il personaggio destinato a renderlo celebre per sempre, nel 1897, mentre si trovava con Porthos, il suo san bernardo proprio nei Giardini di Kensington. Fu lì che fece amicizia con George Llewelyn Davies, un ragazzino di cinque anni, a spasso con il fratello John detto 'Jack', il neonato Peter e Mary Hodgson, la balia. Bizzarra coincidenza, da lì a breve a una cena Barrie conobbe Arthur Llewelyn Davies  e sua moglie Sylvia, intenta a riempire la sua borsetta di rete di dolci per 'Peter'. Da quel momento lo scrittore scozzese entrò a far parte delle relazioni di questa famiglia felice, quasi adottandoli tutti e non senza creare problemi - esattamente come Peter Pan quando irrompe nella stanza dei fratelli Darling recando eccitazione e scompiglio. Nel 1900 nacque Michael e nel 1903 l’ultimo fratello, Nicholas, detto Nico. Unito in un infelice matrimonio, forse addirittura mai consumato, all’attrice Mary Ansell, Barrie trovò nei Llewelyn Davies un’inesauribile fonte di ispirazione e la strada per recuperare l’infanzia, senza darsi pensiero delle conseguenze che la sua, pur generosa, intromissione, avrebbe potuto scatenare nell’equilibrio domestico della famiglia.
Isole solitarie e Bambini Sperduti si aggirarono presto intorno al sodalizio tra lo scrittore e i ragazzi Davies: una prima preziosa testimonianza è un libro fotografico, The Boys Castaways, fatto pubblicare dall’autore in sole due copie (una delle quali, regalata ad Arthur, si perse quasi subito sul sedile di un treno), che racconta per immagini le avventure di George, Jack e Peter durante l'estate del 1901 a Black Lake Island. Loro temibile avversario era Barrie in persona, calatosi nei panni del pirata Swarthy; più ambiguo il ruolo di Porthos, che si ritrovò a essere contemporaneamente tigre feroce, alleato dei bambini e cane pirata.

The Boys Castaways


A George, il primo dei cinque, la causa involontaria di una durevole e complessa amicizia, lo scrittore dedicò The Little White Bird, pubblicato nel 1902, da cui furono estratti i capitoli che poi formarono Peter Pan in Kensington Gardens. Composto delle storie che Barrie raccontava ai fratelli Davies, su come il piccolo Peter la notte lasciasse la stanza per divertirsi e scorrazzare nei Giardini, il libro si sviluppa attorno al rapporto tra lo scrittore e David, il ragazzino che lo chiama 'padre', sebbene non sussista fra i due nessuna parentela. Destinatari del libro, George e i fratelli non ne erano gli unici ispiratori. Il nome David viene infatti da lontano, da Kirriemuir in Scozia e dalla prima dimora di Barrie: apparteneva al fratello maggiore di James, morto il giorno del suo quattordicesimo compleanno, per un incidente di pattinaggio sul ghiaccio. Era il preferito della madre, Margaret Ogilvy, che non si riprese mai più dal dolore: il piccolo James, che allora aveva sette anni, cercando di consolarla iniziò a vestirsi con gli abiti del fratello defunto, pretendendo di essere lui. La morte di David spezzò quindi due infanzie: una portando il ragazzino nella landa delle ombre (o dove è facile perdere l’ombra), l’altra confondendo la finzione e il vero, il destino del fratello minore, ancora creatura vivente, con quello immaginario di un fantasma. James era e non era se stesso, sforzandosi di comportarsi come un altro, di dimenticarsi, per l’amore di una madre. Andando poi sull’Isola e portandovi Wendy, la piccola madre dei Bambini Sperduti, era in buona misura sua madre, a 8 anni già orfana e in tutela della casa, che lo scrittore rievocava. Le due immagini, la madre e il fratello morto, tenevano le fila del suo immaginario, fonti d’amore, ma anche di traumi inconfessabili, che hanno bisogno di luoghi fantastici e lontani, di un “fare-finta” crudelmente vicino al vero, per manifestarsi.
Quale presagio sinistro l’avventura di Peter Pan sembra riflettersi in quelle che furono le vite di tutti i coinvolti: Arthur morì nel 1907 a 44 anni, per un cancro alla mascella, Sylvia lo seguì tre anni dopo, ammalata di cancro ai polmoni. La tutela dei ragazzi fu affidata a Mary Hodgson e James Matthew Barrie,  il quale si incaricò di tutte le spese per la loro educazione e il loro sostentamento fino alla fine dei suoi giorni. La prima guerra mondiale si portò via George, che morì al fronte nel 1915, con in tasca una copia di The Little White Bird e una sorte perfino più drammatica toccò a Michael, il preferito di Barrie e il più talentuoso dei cinque: affogò, forse per un patto d’amore suicida, con un compagno di college, nel 1921, non ancora ventunenne, a Oxford. Molto dopo, nel 1960, Peter, colui che comprensibilmente aveva definito l’opera “quel capolavoro tremendo”, divenuto insieme a Nico editore di successo, ammalato di enfisema e di depressione, si uccise gettandosi sotto il treno della metropolitana di Londra, a Sloane Square.

J.M. Barrie e Michael Davies (Hook e Peter Pan), 1906

Leggevo, assai turbata, queste informazioni in un libro pubblicato alla fine degli anni Settanta, James Matthew Barrie and the Lost Boys, di Andrew Birkin. L’opera era stata scritta in seguito al successo della serie televisiva inglese omonima, sceneggiata dallo stesso Birkin, che vede Ian Holm nella parte dello scrittore - una sorta di gnomo triste, umorale, capace di fare giochi con le sue sopracciglia e di incantare bambini. Nello sceneggiato predomina l’autunno, come nei colori di Rackham, ma stavolta sono gli umani a vivere la stagione rossa e gialla, sotto il grigio di un cielo che si sfalda, sembra toccarci, mentre era così nitido, compatto e azzurro nell’estate. Un turbinio di piccoli fuochi e foglie nel vento, quando tutto decade – è così struggente e intimo l’autunno e J.M. Barrie lo conosce, incapace di condursi negli affetti degli adulti, mentre riaccende il suo proprio universo infantile, lo trasfigura nei fratelli Davies, cinque personaggi in carne e ossa per un coro di visioni, di fate il cui corpo è una luce del passato. Come Hans Christian Andersen, meno di un secolo prima, così Barrie attingeva dal se stesso ragazzo, dipingendo in Peter Pan lo stato incompleto del mezzo e mezzo, seducendo altri bambini laddove non poteva educarli. L’amore muove sia le creature di Andersen che Peter Pan, ma è cercato, anche disperatamente e a costo del sacrificio di sé nelle prime, disprezzato e temuto, come una forza rivelatrice, dal secondo. La sirenetta non riesce a ottenere uno sposo umano, ma il suo proprio amore la salva dalla morte trasformandola in spirito dell’aria; la piccola fiammiferaia o il bambino de L’angelo, esempi di ritratto sociale dell’infanzia afflitta dei ceti poveri dell’epoca, trovano morendo la gioia che non hanno potuto sperimentare in vita; il tenace soldatino di stagno, con una gamba sola, nel momento estremo è congiunto nel fuoco alla ballerina che desidera; o, nella fiaba che credo essere quella che più ho amato da piccola, l’anatroccolo osteggiato dagli animali del cortile perché diverso, istruito e vessato da una coppia umanissima, formata da gatto e gallina, su come bisogna stare al mondo, impaurito dagli spari dei cacciatori, congelato dalla morsa glaciale dell’inverno, che alla fine incontra in questa realtà compagni e calore, diventa l’immagine vibrante dell’anima, il cigno dei cieli del nord. Questi personaggi hanno una qualità fondamentale, che pure Hans Christian, il figlio unico di un modesto calzolaio, aveva: fiducia in sé stessi, in ciò che perseguono anche quando non è ben chiaro e nemmeno loro sanno, come l’anatroccolo, riconoscersi. Scopriranno chi sono quando il loro bisogno d’amore e la loro capacità di offrirne si realizzeranno. Non tradirti – suggeriscono le fiabe di Andersen – e qualcosa di buono succederà, in un modo o in un altro. È per questo che commuovono.

Milo Winter, Il brutto anatroccolo
Ma non tradirsi significa accettare i propri necessari cambiamenti, il piumaggio che da grigio e arruffato si fa bianco e reale - Peter Pan, che fa fatica a tenersi salda l’anima, vede invece proprio nel cambiare il tradimento. Non vuole restare fedele al bambino, vuole (o deve) restare un bambino, fratturarsi internamente, negare il suo divenire. È il timore, l’aspetto ombroso a renderlo speciale, laddove questi altri protagonisti di fiabe sono luci molto piccole che si fanno brillanti e sicure. Come lo scrittore danese anche Barrie usava l’ironia, ridicolizzando ad esempio il perbenismo evidenziato dall’ossessione per le “buone maniere” di Uncino e dal bisogno di approvazione sociale del Signor Darling (non a caso, nella commedia lo stesso attore impersona entrambi). Adoperava, in altre parole, un libro destinato ai “bambini” per mettere in discussione la società degli adulti, ed è infatti una lettura o ri-lettura adulta che meritano queste opere, per andare a segno. Ai bambini il volo, i duelli sul vascello pirata, tutta la speranza che sta nell’ignoto; agli adulti l’amarezza e le domande e anche, tuttavia, un'altra specie di speranza – quella di aver appreso qualcosa davvero nel nostro percorso aggrovigliato, di poter guardare indietro e intorno attraverso le storie, ed essere ancora sorpresi. 
La sorpresa, io credo e voglio credere, che restò anche in Barrie, nel comporre e rivivere a ogni rappresentazione il suo capolavoro, donato non solo ai Davies, ma a tutta l’infanzia, specialmente a quella più debilitata. Fu infatti una scelta dell’autore quella di cedere i diritti di Peter Pan all’ospedale di Great Ormond Street, il primo ospedale per bambini malati d’Inghilterra.
Nella misteriosa dedica ai cinque che apre la versione finale della commedia, l’autore scrisse: "credo di aver sempre saputo che ho creato Peter Pan sfregandovi tutti e cinque insieme vigorosamente, come fanno i selvaggi con due bastoncini per produrre una fiamma. Ecco cos'è lui, la scintilla che ho  ottenuto da voi". Una piccola scintilla magica. Non possiamo essere eternamente spensierati, eternamente presi nel gioco, non possiamo nemmeno talvolta superare o accettare le avversità dell’esistere, ma cercare il tremolio della scintilla, non importa quanto a fondo sepolto - c’è, mostra ancora la forma di un’isola su cui ci siamo affacciati, dove abbiamo sognato e viaggiato, tanto, tanto tempo fa.

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